mercoledì 1 aprile 2009

Casshern SINS (recensione)

Casshern SINS: quando l'ispirazione all'età della girella porta un prodotto che non si adagia nei cliché dei brutti tempi che furono a cavallo degli anni '70 e '80 ma che invece prende solo un leggero spunto da ciò che fu per portare alla luce un prodotto complesso, teso, psicologico e anche visionario, per molti aspetti. Un remake che - di fatto - è un prodotto totalmente slegato dall'androide dei seventies e che prende direzioni totalmente opposte in tutto: trama, gestione dei personaggi, caratterizzazione, charades, musiche e messaggio di fondo. Il risultato non può che essere una serie unica con tante, tantissime frecce al suo arco, il cui componente fondamentale è l'originalità.

Art attack. Qualora venisse istituito un premio per il miglior charades delle serie autunnali, pochi potrebbero insidiare seriamente questa serie. Le vette di profondità visiva raggiunte con costanza dalla serie hanno dell'incredibile, soprattutto in considerazione del profondo significato simbolico/metafisico evocato dall'uso cromatico sui fondali: molto spesso non ci si accorge del perché Yamauchi & Co. abbiano scelto di "sparare" un fondale in scala di rossi o di blu ma raramente sono scelte non ponderate e nell'economia della puntata emerge sempre l'associazione pensata dai ragazzi in cabina di regia. I disegni sono qualcosa di poetico ma allo stesso tempo greve, manifestazione di un dramma costante e latente (la ruggine incombente) che permea la quotidianità di un popolo robotico combattuto fra il desiderio di accettare la sua fine e la speranza nei racconti al profumo di mito ai quali la loro "coscienza" si aggrappa disperatamente per non impazzire. Un comportamento così umano, per un robot, che già da solo aiuta a comprendere quanto questa serie punti sull'emotività ed la dicotomia gioia/dramma che è l'essenza stessa della vita... Le animazioni non sono il punto forte della serie, ma la cosa bella è che in questa serie non sono necessarie: c'è già troppa bellezza grafica a video, che un'animazione costantemente di alto livello sminuirebbe la profonda disamina psicologica del cast.

Highlander & friends. Una narrazione non può essere ad altissimi livelli se alle spalle non ha una mano esperta alla scrittura dei copioni: "Casshern SINS" non ha nemmeno questo problema poiché i dialoghi, per quanto elementari nella composizione delle frasi, e forse proprio in quanto strutturati volutamente a questa maniera, contribuiscono in maniera determinante alla creazione e al mantenimento di un'atmosfera costantemente in bilico fra la verità della morte e la speranza di una redenzione (fisica e spirituale) per opera di un Deus Ex Machina tanto atteso quanto impronosticabile nelle sue azioni fino al "very end", in cui la vera essenza delle cose, per dirla con Harun Yahya, non si manifesta nella sua fredda realtà. L'avanzamento della trama è deliberatamente lento, proprio per dare la possibilità all'enorme potenziale narrativo del cast di emergere lentamente ma costantemente in tutta la sua potenza, come un torrente di montagna che si getta a formare le rapide del corso d'acqua principale: in una serie che narra di distruzione ed immortalità, riservandosi il diritto di porre qualche interrogativo scomodo, direi che è la scelta migliore. Il mistero e la suspence non sono la componente principale della ricetta "Casshern SINS", ma il quadro generale è comunque adombrato da una trama che per 20 episodi sembra non osare nulla... il finale però è tutto da godere, con la lotta degli immortali che porta finalmente la fine al tormento di entrambi. Seppur con esiti diversi.

"Love's a 2 way history". Così canta Bjork in "Bachelorette", a mio avviso il suo ultimo grande album, ormai datato 1997. E così è anche la linea guida dell'anime: una storia su due sentieri. La prima e la seconda parte sono nettamente separate, l'amore di Casshern e Lyuze - prima rivali e poi amanti - la rivalità di Dio e Casshern, la speranza tramutatasi in timore verso Luna ed i suoi poteri, il ruolo del destino e della volontà di autodistruzione degli uomini: sentieri a due facce che fortunatamente non si perdono sulla montagna della dimenticanza e del non-detto ma che danno precise risposte ad altrettante domande: come dite? Non è vero? Oh, certo che è vero... il problema è che la maggior parte delle risposte non sono fornite su un piatto d'argento. Distrarsi durante la visione di una singola puntata equivale a perdere la coerenza interna che l'episodio successivo garantisce al precedente. Proprio in virtù di ciò, segnatevi bene prima della visione che questa non è una di quelle serie dove si migliora con l'avanzare degli episodi: come dicevo sopra, la divisione in due parti è nettissima e segnata da un evento ben preciso. Dall'inizio a metà serie, "Casshern SINS" è la classica metafora del viaggio in cui il protagonista, senza memorie di sé e di cosa fu vaga per il mondo incontrando persone sempre nuove e stringendo amicizie e rivalità con gran parte di coloro che lo accompagneranno - con o contro - verso l'epilogo della sua vicenda; la seconda parte quando l'obiettivo del viaggio viene trovato ma non si rivela ciò che sarebbe dovuto essere... e il climax drammatico rimane fino alla fine. Gli alti e bassi della prima parte regalano i momenti più belli e quelli più pesanti di tutti i 26 episodi, quindi preparatevi perché un paio di puntate le amerete alla follia e altre vi chiederete perché siano state fatte: tenete duro perché la spiegazione c'è sempre; la seconda parte fa emergere la vera storia e tutti i risvolti ad essi correlati.

Il crepuscolo degli dei. L'unico vero ed importante difetto della serie è il finale... o meglio, la velocità degli eventi che lo compongono. Si sa, è quasi fisiologico, praticamente tutte le serie giapponesi, piccole o grandi che siano faticano a concludere degnamente il lavoro svolto per 3, 6 o 12 mesi ma qui spiace ancora di più perché sarebbero veramente bastati solo un paio di episodi per portare a compimento in maniera ottimale tutti gli spunti narrativi messi in scena da Yamauchi e staff: ribadisco però che nonostante questo, siamo di fronte ad una serie fantastica e che deve essere vista, massima espressione dell'introspezione e dell'analisi interiore rapportata al dramma della vita e della morte che, nonostante sia "figlia" di un mediocre prodotto del passato riesce a fare della freschezza, della genialità e della narrazione fluida e costantemente in bilico fra due opposti i suoi punti di forza. Il suo "crepuscolo" ne pregiudica l'ingresso là dove risiedono i Capolavori, ma chi ha seguito con me Casshern per questi 6 lunghi mesi non può dire di aver sprecato il suo tempo.

GIUDIZIO: 89/100

NARRAZIONE: 9/10

PERSONAGGI: 9/10

PRODUZIONE: 10/10

AMBIENTAZIONE: 8/10

MOMENTO MIGLIORE: Luna diventa finalmente realtà... ma non per come se la aspettavano tutti;

MOMENTO PEGGIORE: un paio di puntate di analisi psicologica di Lyuze che hanno veramente un ritmo lentissimo;

2 commenti:

wheeler ha detto...

Mi hai incuriosito... questo lo inserisco nella lista degli imperdibili...

mic

Grande Mu ha detto...

Aspetto commenti! ^^