sabato 20 giugno 2009

Higashi no Eden (recensione)

Ci sono momenti, nella vita di ognuno di noi, che marcano il percorso di vita che portiamo avanti giorno dopo giorno. Molto spesso sono eventi imprevisti, oltre che imprevedibili e proprio in virtù di questo fattore sorpresa, rimangono ancora più vivi nella nostra mente e nei nostri ricordi ben oltre il tempo concesso ad un bel ricordo "normale": spesso una canzone li accompagna, strada invisibile e leggiadra che ne sostiene il cammino dalla fonte al nostro inconscio che li assimila e li fa propri chiudendoli a chiave nella cassaforte del nostro io. La loro natura può essere la più diversa immaginabile: può essere l'incontro con una ragazza che percepiamo subito come diversa dalle altre e che magari il destino ci regalerà come compagna della vita, può essere il fugace incrocio di sguardi con un auto che nemmeno sapevamo fosse in commercio e che il solo vederla sfrecciare in strada a due passi da noi stimola il desiderio di migliorarsi per potersela permettere, può essere l'emozione di piangere di gioia - o di rabbia - per la nostra squadra del cuore che trionfa o capitola nel torneo più importante dell'anno. Oppure può anche essere, semplicemente, un poster bianco con un telefono molto particolare che sembra sciogliersi in una mela... circondata da un nastro che recita il motto di un obbligo che fù: "Noblesse Oblige": tanto semplice quanto enigmatico, tanto visionario quanto in realtà logico, tanto emotivo quanto vero... così mi si rivelò questa serie, una sera più fredda delle altre in cui vagavo annoiato per le lande della rete sulle note di "The boy in the Well" dei R.E.M. Momenti che rimangono dentro di noi aleggiando sulle note di canzoni mai banali e che difficilmente ci capiterà di nuovo di sentire: ecco come si presentano i capolavori...

Principe senza corona. Kenji Kamiyama è certamente un regista in grado di svolgere egregiamente il proprio meraviglioso lavoro: senso di realismo, voglia di provocare, talento innato nel raccontare storie mai banali né prevedibili, originalità e senso critico che non gli fanno certamente difetto uniti ad un talento naturale per la narrazione fluida e ragionata che emerge sempre, nonostante il labirinto di trama con il quale le sue opere devono perennemente fare i conti. L'ultimo titolo da lui realizzato e nel quale ha investito gran parte del proprio tempo ed energie occupa (ancora per poco, giusto il tempo di finire questa recensione ^^) la prima posizione della mia personalissima classifica di gradimento visualizzabile con pochi "click" nel menu quì a destra... quel "Seirei no Moribito" del quale molti animefan aspettano ancora un sequel a distanza di due anni e che è diventato "anno zero" per tanti giovani neo appassionati di animazione: dopo quel titolo che ancora oggi rappresenta per molti la punta più alta di lirismo narrativo e bellezza narrativa, ecco nuovamente il nostro sensei al lavoro su un'altra serie, meno devota al fantasy ed assolutamente più centrata sulla realtà di un Paese, il Giappone dei giorni nostri, che vive sul baratro dell'oblio ancorato con mezzi di fortuna ad una corda, le tradizioni, che non sembra più essere in grado di reggerne il peso. "Higashi no Eden" è un titolo sicuro di sé e consapevole del proprio valore, un titolo fortemente critico che non ha paura di mostrare come un "gioco" possa essere quello che serve al Giappone per lacerare il velo di Maya che lo avvolge dagli anni dell'avvento di quella "bolla di sapone" immobiliare che ha garantito grossi giri di capitali e che, dopo lo "scoppio" della stessa, si è lasciato spaventare dagli spettri dell'immobilismo sociale. I metodi proposti per il risanamento e la soluzione adottata nel finale per riportare il Paese ai fasti degli anni della guerra non sono propriamente indolore ma una favola sembra poter nascere dal dolore ed un principe può diventare il salvatore di un Paese senza re.

"The King has come". Le ragioni che permettono alla serie di raggiungere il voto che certamente sarete già andati a sbirciare a fondo post e che ora vorrete capire da cosa sia determinato sono essenzialmente due, perlomeno a mio modestissimo avviso: i personaggi e la gestione della trama. Andiamo con ordine e partiamo dai protagonisti, ovverosia da Saki: lei è probabilmente il miglior personaggio femminile degli ultimi anni, il perfetto esempio di una ragazza normale che cresce e matura episodio dopo episodio senza fretta, senza forzature, naturalmente... e nonostante sembri mostrare delle debolezze o un marcato senso di romanticismo latente, è senza dubbio forte e determinata nonostante la situazione in cui si trovi suo malgrado coinvolta - e che avrebbe spaventato molte sue "colleghe" animegirl - che probabilmente dopo 11 episodi avrebbero iniziato ad agire come lei al 2°. Akira, per contro, è il protagonista complementare per antonomasia: idealista, sicuro di sé, sempre allegro nonostante viva una situazione che non comprende appieno per praticamente tutta la serie eppure non è mai lamentoso né passivo verso gli eventi che compongono il complicato puzzle della sua vita: il suo personaggio forte e senza difetti può dare la sensazione di essere tropo finto, irreale, costruito ad arte per recitare una parte ma proprio questa sua perfezione quasi antipatica che lo caratterizza sopra le righe e lo rende difficile da apprezzare nella sua interezza sono la sua forza, ciò che fa di lui un grandissimo personaggio. Non solo loro tengono vivo l'interesse verso la serie, ed anzi in entrambi gli schieramenti (Seleção e "Higashi no Eden") ci sono "gregari" di tutto rispetto: i vari "Number..." hanno tutti una forte connotazione caratteriale ed emotiva, Diana e Mononobe ancora più degli altri ma tutti, nonostante lo screentime concessogli, bucano lo schermo e sono essenziali a loro modo per la spiegazione degli eventi portanti della storia.

Noblesse Oblige. La gestione della complessa trama e del fitto intreccio di misteri e segreti che avvolgono gli eventi passati e presenti costituiscono il secondo ed ultimo elemento di perfezione della serie: "Noblesse Oblige", il motto secondo cui chi ne ha le possibilità deve agire per aiutare i più deboli, è un po' il leitomotiv che accompagna lo spettatore dal primo, visionario episodio lungo tutta la storia: dai NEET alla memoria perduta di Akira, da "Careless Monday" ai 60 missili, da Pantsu a Diana passando per "Eden" ed il suo utilizzo mondiale... tutta la prima parte della serie sembra volersi perdere dietro a storie incatenate ed assolutamente indecifrabili finché, lentamente, ogni nodo viene al pettine e - cosa rara nel panorama giapponese del genere - le risposte arrivano in larga parte e sono di una logica e disarmante coerenza complessiva... si "limitano" a capire bene cosa ci sia dietro alle due grandi domande della serie riservandosi per l'ultimo episodio il sopraggiungere di altre questioni legate alle ultime azioni di Akira. Tutto questo ben di Dio sarebbe sprecato se non ci fosse alle spalle un comparto tecnico di alto profilo e Production I.G può aggiungere un'altra perla alla sua collana di capolavori che cresce di anno in anno e raggiunge una rapporto medio di serie realizzate e votazioni complessive terribilmente elevato: non c'è mai qualcosa di fermo sullo schermo: le persone all'aeroporto, le auto in strada, gli abiti ed i capelli mossi dal vento, le esplosioni, i giochi di luce, la Computer Graphic... ogni scena di questa serie è un quadro di vita vissuta che meriterebbe una cornice da appendere alla parete dell'angolo più visto di casa.

Volontà di potere. La cinica analisi portata avanti da Kamiyama si riflette anche sull'ambientazione della serie: una Tokyo viva e all'apparenza normale ma che è in realtà un animale ferito dai tragici eventi di "Careless Monday": l'idealismo dei Seleção ha certamente molti aspetti positivi che ne giustifichino la politica di una seconda restaurazione dopo quella Meiji, ma c'è anche un lato di fanatismo o comunque di voglia di raggiungere le stanze del potere che danneggiano tutti, Yuuki in testa in quanto responsabile di gran parte degli eventi narrati da questo "Higashi no Eden" che eleva la voglia di provocare a tutti i costi come sua bandiera: siamo di fronte ad un prodotto innovativo, geniale, visionario, immaginifico e senza sbavature che porta in scena dei personaggi carismatici in un universo finto ma non troppo in cui un Paese come il Giappone viene criticato da un suo "figlio illustre" con disarmante crudeltà: già da quella sera di novembre si poteva sentire profumo di capolavoro, ma da lì ad immaginare che ci saremmo trovati fra le mani la serie dell'anno 2009 e probabilmente dei primi anni 2000 è un evento di portata talmente ampia che non si può prevedere con buone possibilità di riuscire ad indovinare. Nessuno come lui da molti anni, uno solo a questi livelli nel lontano 1995: si dice che a volte ritornino, ma io sapevo che il Messia si manifesta solo una volta... evidentemente anche noi dobbiamo continuare ad esserlo da qui in avanti...

GIUDIZIO: 100/100

NARRAZIONE: 10/10

PERSONAGGI: 10/10

PRODUZIONE: 10/10

AMBIENTAZIONE: 10/10

MOMENTO MIGLIORE: il finale del 7° episodio, Akira e i NEET che abbattono i missili di Yuuki;

MOMENTO PEGGIORE: ---

4 commenti:

wheeler ha detto...

bello... ma il fatto che siano solo 11 puntate gli tarpa parecchio le ali. fosse stato più lungo avrebbe avuto il tempo di creare più pathos e tensione da liberare in un finale. per questo non so se è superiore a Seirei no Moribito.
molto bello ed eccezionalmente realizzato.

wheeler ha detto...

il banco vince ancora... faccio fatica a vedere altri cartoni ora, dopo sta iniezione di qualità.
già mi ero accorto che la scrittura era notevole, ora mi rendo conto che era superiore a tutti quanti... (il problema di SnM rimane ancora però)

Grande Mu ha detto...

Sei consapevole che a fine anno e nei primi mesi del 2010 usciranno 2 film che chiudono il ciclo narrativo? ^^

La serie da 11 puntate possiamo definirla la vera novità dell'anno: trascende il concetto di serie stagionale - che rimane ancorata ai 13 episodi - e decide invece di puntate sulla qualità e la voglia di sperimentare. Non a caso l'"erede" di Eden, perlomeno nella timeslot di noitaminA, sarà quel "Tokyo Magnitude 8.0" che si preannuncia come LA serie estiva.

wheeler ha detto...

uhm si dei due film ne ero a conoscenza... e questa cosa sposta il giudizio definitivo un pò più in là. personalmente penso che la sperimentazione non passi nel numero di puntate, ma sulle tecniche di realizzazione, i contenuti e le modalità espressive (sperimentazioni simili le ho viste in genius party:beyond). in ogni caso sarei costretto a rimangiarmi tutto se e quando i film dovessero dimostrare che sono stati fatti per una ragione ben precisa, che ne so, di tipo narrativo (che è quel che spero anche per la buona riuscita dei film). il che mi fa pensare che dovrò rimangiarmi tutto, visto il talento dei tizi che stanno dietro al progetto.
in ogni caso, che ne pensi delle serie di ghost in the shell? visto che il regista è lo stesso mi pare.

ps il banco eri tu.